Provviste economiche proporzionate agli investimenti realizzati: dissequestro per figli e nipoti dei Cavallotti

di Mariangela Cirrincione per L’Opinione della Sicilia

Sono stati tutti dissequestrati i beni dei figli e dei nipoti degli imprenditori Cavallotti, dopo una battaglia giudiziaria lunga otto anni e iniziata ai tempi della ‘gestione Saguto’ della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo.
“Si trattava di accertamenti semplici e lineari – racconta Pietro Cavallotti a l’Opinione della Sicilia -, si sarebbero potuti fare certamente prima del sequestro. Così abbiamo trascorso gli ultimi 8 anni della nostra vita in un inferno giudiziario le cui conseguenze a livello personale e umano sono irreparabili”.
Benchè assolti dal reato di associazione mafiosa, i fratelli Vincenzo, Salvatore Vito e Gaetano Cavallotti erano stati considerati “socialmente pericolosi” e quindi sottoposti a misure di prevenzione personali e patrimoniali. Erano finite sotto sequestro le società Imet, Comest e Icotel. La stessa sorte, da lì a poco, sarebbe toccata anche a figli e nipoti ai quali, secondo l’accusa, i tre fratelli avrebbero affidato i propri interessi attraverso l’intestazione fittizia di imprese. A cascata venivano quindi sequestrate le società Euroimpianti plus, Tecno Met, Energy Clima Service, 3C Costruzioni, Eureka, Vmg Costruzioni e Servizi, Prorison.
In ragione dei rapporti imprenditoriali di Euroimpianti plus, a seguito della segnalazione dell’amministratore giudiziario di questa, faceva seguito l’applicazione della misura dell’amministrazione giudiziaria alla quotata Italgas, misura poi revocata nel 2015 e sostituita con il controllo giudiziario a sua volta revocato in appello.
La vittoria in primo grado di oggi, cristallizza un’altra verità: la provenienza lecita del denaro investito dai figli e dai nipoti, la compatibilità dei redditi di costituzione con gli investimenti posti in essere, l’effettività dell’impegno nella gestione delle società, nessuna sproporzione patrimoniale riconducibile ad attività illecite. Tutto ciò emerge dopo un perizia protrattasi per molti anni e che oggi evidenzia proprio la sufficienza delle provviste economiche rispetto agli investimenti realizzati.
Il provvedimento favorevole di oggi potrà essere impugnato dal pubblico ministero entro 10 giorni. I figli e i nipoti dei Cavallotti, di fatto, non entrano nel possesso dei beni e quindi l’attesa continua e si aggiunge a quella relativa al procedimento di revocazione delle misure cui sono stati sottoposti i padri, in riserva da oltre un anno. “Oggi si è concluso il primo grado di un processo che va avanti da 8 anni. Siamo ancora lontani dalla restituzione, ma è certamente un passo importante – aggiunge Pietro Cavallotti – l’ennesimo provvedimento a noi favorevole e per il quale esprimiamo soddisfazione”.
Alla soddisfazione si accompagna però l’amarezza: troppi i nodi da sciogliere e gli aspetti da migliorare in tutto il sistema di prevenzione che lascia spazio a inaccettabili storture più volte denunciate dall’imprenditore, che peraltro verrà presto ascoltato in Commissione Antimafia della Regione Siciliana.
“Abbiamo avuto sempre fiducia nei confronti della parte sana della Magistratura. Non cerchiamo vendetta nè responsabilità. – conclude – Vogliamo solo che ci venga restituito ciò che rimane del frutto di anni di duro e onesto lavoro. Continueremo a batterci finché non lo otterremo. Mi riterrò soddisfatto quando vedrò i miei genitori ritornare a casa”.

Clicca qui per leggere il decreto.

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